Infertilità e PMA: cosa dire, cosa non dire e come stare vicino a chi le affronta

Il silenzio intorno alla PMA

Nonostante l’infertilità sia molto diffusa, molte persone continuano ad affrontarla quasi completamente in silenzio.

Può esserci il timore di essere giudicati.

Di ricevere domande intrusive.

Di dover spiegare continuamente le proprie scelte.

Di sentirsi dire che si sta “insistendo troppo”.

Oppure di dover comunicare ogni risultato:

“Allora? Com’è andata?”

Per proteggersi, alcune coppie scelgono quindi di raccontare il percorso soltanto a pochissime persone.

Altre non ne parlano con nessuno.

Questo può essere protettivo, ma può anche aumentare il senso di solitudine.

Il sostegno psicologico può aiutare la coppia anche a decidere quanto raccontare, a chi raccontarlo e quali confini stabilire.

Non tutti hanno diritto di conoscere ogni fase del percorso.

Quando tutti intorno sembrano rimanere incinti

Durante un percorso di infertilità può accadere qualcosa di emotivamente molto difficile.

Gravidanze, nascite e annunci che prima avrebbero prodotto soltanto gioia possono iniziare a provocare contemporaneamente emozioni contrastanti.

Si può essere sinceramente felici per una persona cara e, nello stesso momento, sentire un dolore enorme per sé.

Le due cose possono convivere.

Una gravidanza altrui può diventare il promemoria involontario di ciò che si sta cercando da molto tempo.

Per questo può capitare di evitare baby shower, battesimi, conversazioni sulle gravidanze o determinati incontri sociali.

Non necessariamente perché non si voglia bene agli altri.

A volte significa semplicemente che, in quel momento, proteggersi è necessario.

"Perché non adottate?"

È probabilmente una delle frasi che le coppie con infertilità sentono più frequentemente.

“Se volete così tanto un bambino, perché non adottate?”

Ma PMA e adozione non rappresentano due procedure intercambiabili per raggiungere lo stesso obiettivo.

L’adozione è un percorso specifico, complesso e profondamente significativo che richiede una motivazione propria.

Non dovrebbe essere presentata come una soluzione automatica all’infertilità.

Una persona può desiderare profondamente un figlio attraverso la gravidanza e la PMA senza che questo significhi svalutare l’adozione.

E una coppia può scegliere l’adozione senza che questa debba essere considerata semplicemente il “piano B” dopo il fallimento della medicina riproduttiva.

Sono percorsi differenti e meritano entrambi di essere scelti consapevolmente.

"Perché non accettate di non poter avere figli?"

Anche questa domanda apparentemente semplice può essere profondamente dolorosa.

Accettare un limite biologico non significa necessariamente rinunciare immediatamente al proprio desiderio.

La medicina esiste anche per offrire possibilità quando il corpo incontra un limite.

Ricorrere alla PMA può rappresentare una scelta consapevole attraverso la quale una persona o una coppia decide di utilizzare le possibilità offerte dalla medicina riproduttiva per perseguire il proprio progetto familiare.

La decisione di iniziare, continuare, modificare o interrompere un percorso appartiene alla persona e alla coppia, sulla base delle informazioni mediche disponibili, dei propri valori, delle proprie risorse e dei propri limiti.

Il sostegno psicologico
fa parte della cura della persona

L’attenzione agli aspetti psicologici non dovrebbe essere considerata un elemento secondario rispetto al trattamento medico dell’infertilità.

La European Society of Human Reproduction and Embryology (ESHRE) ha sviluppato specifiche linee guida sulla routine psychosocial care nell’infertilità e nella riproduzione medicalmente assistita.

Le indicazioni ESHRE sottolineano che le esigenze psicologiche e sociali possono cambiare nelle diverse fasi del percorso e che le persone che presentano specifiche vulnerabilità o difficoltà emotive dovrebbero poter accedere a un’assistenza psicologica specialistica.

Questo non significa che tutte le persone che intraprendono una PMA abbiano necessariamente bisogno di una psicoterapia.

Significa riconoscere che il benessere psicologico fa parte della presa in carico complessiva della persona e della coppia.

La stessa Organizzazione Mondiale della Sanità, nelle linee guida pubblicate nel 2025, sottolinea la necessità di garantire un accesso continuativo al supporto psicosociale alle persone che affrontano l’infertilità.

Il sostegno psicologico non è quindi finalizzato a “far funzionare” la PMA attraverso il controllo delle emozioni.

È finalizzato a prendersi cura delle persone mentre affrontano la PMA.

Non esitare a chiedere informazioni a riguardo.

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